Davanti a me si estende uno spazio verde fino all'orizzonte. La Tenuta di Ferento. Riconosco tante colture diverse: grano, mais, barbabietola da zucchero, e quello che in estate diventerà un meraviglioso campo di girasoli.
L'occhio è catturato da un'immensa distesa di 14.000 piante che ricoprono quasi la metà di questa terra e che sono la sua più grande risorsa: gli ulivi. I contadini sono al lavoro, è tempo di raccolta e tutti sono indaffarati: si raccolgono le olive destinate alla tavola e quelle destinate alla produzione di olio. C'è anche qualche ospite di Villa Rossi Danielli venuto a vedere la raccolta e magari a dare una mano, per passare una giornata diversa.
I proprietari, Luigi e Maria Renata, mi raccontano che la tenuta appartiene alla famiglia dal lontano 1700. Vogliono raccontarmi la loro storia, provano ad andare avanti, ma il piccolo Ruggero è stanco di chiacchierare e vuole mostrarmi qualcosa.
Passeggiando attraverso la tenuta, dopo aver visitato le aree di Pian del Sale e Fornicchio, ecco la sorpresa che mi ha riservato: il magnifico Teatro di Ferento scoperto all'inizio del '900 dal bisnonno di Luigi che ne ha riportato alla luce i primi resti, e poi completamente disseppellito dal Re Gustavo di Svezia tra gli anni '60 e '70. Luigi mi dice che al Museo nazionale della Rocca Albornoz, a Viterbo, è possibile vedere una ricostruzione completa del teatro, le bellissime statue delle nove muse che lo ornavano e le immagini fotografiche degli scavi. La maestosità delle rovine romane, così ben conservate, viene fatta rivivere dagli spettacoli teatrali estivi che si svolgono all'aperto. Che meraviglia sedersi a guardare una rappresentazione teatrale in un teatro romano immerso in una campagna d'altri tempi!
A un tratto, come svegliandomi da un sogno, mi trovo a pensare che la natura e la storia si intrecciano in questi luoghi da tempo immemorabile e in maniera davvero unica.